Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11)
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
PER UN
BATTESIMO DI “FUOCO”
A scuola ho
sempre avuto una pessima amicizia con la chimica. Ricordo che il terzo anno,
dopo essere stato rimandato a settembre negli anni precedenti, il professore
preso dalla disperazione, mi invitò ad uscire per una interrogazione e porre
definitivamente fine al mio rapporto con la sua materia. Ricordo che mi chiese
la formula dello zucchero e dell’acqua, mi diede un sei (politico?) e così si
chiuse la mia relazione con la chimica.
H2O =
acqua! Una particella d’idrogeno e due di ossigeno – almeno credo sia così – danno
vita all’acqua.
Seppi più tardi,
che il nostro corpo è composto da una percentuale altissima di acqua fin quasi
al 75/80 %.
Tutti sappiamo
che il destino dell’umanità è legato all’acqua. Dove non c’è acqua non c’è
vita!
Sappiamo pure
che la fantasia di Dio è sempre sorprendente e ci precede.
Per il suo “ingresso
ufficiale” nella comune storia degli uomini, non ha scelto segni potenti o eclatanti,
ma la semplicità dell’acqua!
Il Bambino-Dio
che abbiamo accolto e contemplato in questo periodo, in età adulta prendendo gradualmente
consapevolezza del suo essere e della sua missione, umilmente si mette in fila
come tutti i mortali - fuori dalla città - dove scorre il fiume Giordano.
Lì, incontra il
suo parente Giovanni Battista, uomo bizzarro agli occhi di molti, che annuncia
l’arrivo del Messia e invita alla conversione che passa anche attraverso il
segno di un battesimo con l’acqua.
Il Battista
diceva a tutti i penitenti in fila, di predisporre il cuore per accogliere nel
dovuto dei modi “Colui che deve venire”.
È un invito
chiaro ad alimentare il desiderio dell’incontro.
Quant’è bella l’esperienza
del desiderio, dell’attesa di un incontro. Quant’è bello il “Sabato del villaggio” di Leopardiana
memoria:
“La donzelletta vien dalla campagna / in sul
calar del sole [...] Questo di sette è il più gradito giorno, / pien di speme e
di gioia: / diman tristezza e noia / recheran l’ore, ed al travaglio usato /
ciascuno in suo pensier farà ritorno”.
Ormai, un po’ tutti
adusi ad avere tutto e subito, rischiamo di non godere più del piacere dell’attesa di un incontro. Così anche quello
con “Colui che deve venire” rischia di non trovarci pronti e desiderosi di
lasciarci abbracciare.
Il Battista
rimane semplicemente sorpreso nel trovarselo davanti. Neanche lui si aspettava
una così semplice entrata in scena del Messia.
Trovandosi di
fronte a Gesù non può che arrendersi all’idea che il Battesimo d’acqua lo vuole
ricevere anche lui.
Anche Gesù si fa
battezzare con l’acqua!
Come dire a
tutti che Dio diventa “in tutto simile a noi, eccetto il peccato”. È il nostro Dio
che diventa pienamente umano e inizia così, in Gesù, la sua missione terrena!
Anche noi
riempiti d’acqua nel corpo, siamo stati rivestiti da Dio, nel battesimo d’acqua
che abbiamo ricevuto da piccoli.
Ma, oltre all’acqua,
siamo stati unti anche con l’olio
del Crisma che dice la potenza stessa di Gesù che viene inserita nel nostro
essere.
“Verrà uno che vi
battezzerà in Spirito Santo”, dice il Battista!
“Siamo stati
battezzati in Spirito Santo”, possiamo dire noi!
Senza acqua non
si vive! Senza l’acqua viva, che è il Cristo, il Figlio di Dio, la nostra vita
corre a scartamento ridotto!
Gesù nella sua
vita non ha mai battezzato nessuno con l’acqua. Il dono suo è ben più grande:
il suo stesso Spirito!
Quanto poco viva
è in noi questa consapevolezza. Sapere che abbiamo le stesse possibilità avute
da Gesù, per affrontare la fatica del
vivere. Siamo sostenuti, sorretti e alimentati da una misteriosa forza che
cerca di farsi largo in noi per permetterci di assaporare il piacere di
sentirci non solo figli, ma anche fratelli Suoi. Dentro di noi non scorre solo
il sangue tra le vene, ma anche la potenza inesplicabile di uno Spirito che ci
permette di essere come Lui.
Il desiderio di
incontrarLo, di lasciarci “battezzare” con il fuoco dell’amore e poter così
essere come Lui, sono gli ingredienti fruttuosi per una vita … primaverile!
Dentro le pieghe
di una storia che ci distoglie dall’essenziale delle cose, il poter riscoprire le
alte vette a cui siamo chiamati, non può che rasserenarci e farci vivere – malgrado
tutto e tutti – con il sorriso nel cuore.
Ora so che
quando berrò un bicchiere d’acqua, posso ricordarmi che non solo sono “acqua”
ma sono anche “fuoco dello Spirito divino”.
Grazie alla buon’anima
del mio vecchio, paziente e saggio professore di chimica per quell’interrogazione
indimenticabile!
Grazie al mio
vecchio parroco, passato a miglior vita in un ormai lontano 4 dicembre, per l’acqua
versata e l’olio unto, che mi hanno fatto diventare cristiano!
Dio,
guardandoci, possa esclamare con orgoglio: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.
Mi piace pensare a Gesù come il primo Cireneo della storia. Lui, il figlio, che si addosssa una croce non sua, che sceglie un'umanità che non faceva parte del suo essere, che acconsente alla drammaticità di farsi uomo. Simone di Cirene è colui che porta una croce non sua, ma lo fa come se lo fosse...
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