6 gennaio 2012

EPIFANIA: il manifestarsi di Dio! 6.06.2012

IN QUESTO SANTO GIORNO DELLA "MANIFESTAZIONE DI GESU'" (EPIFANIA), RIPROPONGO UNA RIFLESSIONE SCRITTA UN ANNO FA... SPERO, COME SEMPRE FAR PIACERE AI GENTILI AMICI DI QUESTO SEMPLICE BLOG.
SE "L'EPIFANIA TUTTE LE FESTE PORTA VIA", IL NUOVO ANNO PORTI CON SE' IL PIACERE DEI MISTERI VISSUTI IN QUESTI GIORNI SANTI.

I MAGI ?
SONO GIA’ ARRIVATI
Per la tradizione erano in tre: Baldassare, Melchiorre e Gaspare.
Sempre in tre sono loro, Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù.
In tre saranno un giorno anche sul Monte Tabor: Pietro, Giacomo e Giovanni.
Ma, il top dei top, è che in tre è anche lui, Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Il “tre” entra nella storia come un numero che biblicamente ha un significato importante.
Portano dei doni, quei misteriosi personaggi arrivati da lontano: oro, incenso e mirra.
Arrivano in quella “nursery” improvvisata nelle colline a sud di Gerusalemme e incrociano finalmente il loro sguardo con quello di Dio.
Dio non è un potente extraterritoriale, una sorta d’inafferrabile ideatore e gestore delle sorti dell’umanità. L’eccelso, il sublime, il magnifico. Il totalmente altro, ammiratore egocentrico autoreferenziale che gode del suo creare. No, Dio non è colui che sta “oltre”…
Dio si presenta ai “nostri eroi” nella potente debolezza di un semplice bambino, nella povertà di un riparo. Lo trovano così: un bambino accudito da mamma e papà, ancora increduli, ma altrettanto orgogliosi della loro creatura.
Entrano, sospirano e … s’inchinano!
È il gesto dell’adulto quando s’inchina di fronte a un bambino, per accarezzarlo, farlo sorridere, prenderlo in braccio … Ma qui, riconoscono ben più di un semplice bambino!
Penso che Maria abbia non solo esibito il suo figlio, ma l’abbia porto loro perché lo prendessero in braccio, lo potessero accarezzare, far sorridere.
Eccoli là i tre sapienti e potenti che tengono in braccio, a turno … Dio!
Che bello pensare a un Dio da sempre atteso, che ha costruito una storia di salvezza pagina su pagina, giorno dopo giorno e che ora sta lì tra le braccia di una “spaesata” giovane coppia e in quelle dei saggi del tempo, venuti da lontano.
Lo guardano, lo ammirano, gli sorridono, mentre lui magari fa scappare tra le sue gambette una simpatica “pisciatina”. E così uno dei nostri “Grandi” si ritrova, tra le risate dei presenti, … con le mani bagnate.
Questo è il nostro Dio! Un neonato di nome Gesù!
I tre sapienti Magi arrivano in quel luogo, nella sperduta Betlemme, dopo anni di ricerca, di studi, di pensieri elaborati. Sicuramente guidati e animati dal desiderio vero e profondo di potersi incontrare un giorno con Colui, che non disattende i sogni degli uomini.
Guidati dalla stella che non brilla solo in cielo, ma nella profondità del cuore e stimola l’uomo a sentirsi in continua ricerca.
Portano con loro oro. È il dono regale e prezioso che si fa alla persona che si ama, o per la quale si nutre profonda ammirazione e rispetto. Lo pongono ai piedi di Colui al quale ne riconoscono la regalità.
Aprono lo scrigno dell’incenso che a contatto con la brace fa salire al cielo una profumata nuvola di fumo. A ricordo dell’antico gesto sacro nel Tempio in cui si loda e invoca Dio. Riconoscono nel bambino regale il nuovo Sacerdote, sommo ed eterno.
Velatamente, anche con un po’ di mestizia, infine, porgono il vasetto della mirra. Ahimè un giorno servirà per ungere il corpo morto di quel bambino, diventato adulto che, scomodo agli uomini, sarà fatto fuori crudelmente. Una profezia che funesta la dolcezza di quell’incontro, ma rende credibile e veritiero il momento e il perché di quella nascita. Quel bambino regale, sommo ed eterno sacerdote, con la sua morte si farà espiazione dei peccati dell’umanità.
I nostri tre amici passeranno alla storia.
Sono i primi pellegrini, unitamente ai poveri pastori, verso un nuovo luogo santo. Icona di coloro che si mettono in viaggio con una meta precisa, che diventa incontro.
Incontro che rallegra, che rende ragione al senso dell’andare. Al nostro senso dell’andare!
Anche oggi, sono in molti a farsi “pellegrini” per ammirare almeno uno dei tanti presepi, che la comunità degli uomini credenti conosce.
Anche lì, tra le scene che parlano di questa nostra amata terra, confusi tra i vari personaggi , trovano oggi un posto d’onore i Magi.
Ancora oggi, in tutti i lembi di terra dove c’è un presepio, i Sapienti Magi, presentano non solo doni per Gesù, ma anche delle domande per l’uomo in cammino. Di un tempo e di oggi.
Quali sono i nostri doni che portiamo ai piedi del Bambino?
Quali i nostri “averi” da condividere con i “bambini” (grandi e piccoli) che tendono la mano o … il piatto vuoto?
Quali sono i nostri “preziosi” da mettere in gioco perché anche altri possano godere?
Gesù nasce anche oggi! I Magi ci ricordano che ogni uomo, di ogni colore, popolo o nazione, viene al mondo per mostrarci il volto di Dio.
Non c’è distinzione. In ogni cuore che batte, c’è il battito del cuore di Dio.
I magi si sono messi in gioco, hanno osato. Poteva anche essere un viaggio a vuoto.
Si sono fidati: la mano Provvidente di Dio li ha guidati e riempiti di ogni bene. 
Sono andati per vedere e per portare.
Sono tornati notevolmente arricchiti con il cuore che palpitava in modo nuovo, al ritmo di quello di Dio.

Il nostro cuore batte in sintonia con quello di chi?

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