19 gennaio 2012

ERANO LE QUATTRO DEL POMERIGGIO!

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
(dal Vangelo di Giovanni 1,35-39)

Mentre camminavo per la città ho incontrato il mio vecchio insegnate di religione. Non l'avevo più incontrato. Sapevo che aveva abbandonato tutto e si era ritirato in un monastero del deserto del Medio Oriente.
Avevo letto di lui e visto un documentario sulla sua nuova esperienza di vita eremitica.
Quando lo vidi mi sentii raggelare dall'emozione. Fu un enorme piacere.
Andai da lui qualche mese dopo. Chi la conosce, sa che l'esperienza del deserto è di un'originalità e unicità che difficilmente si possono descrivere.
Dove sembra regnare il nulla, tutto diventa importante, essenziale, necessario, piacevole. Ti viene data la possibilità di scorgere i particolari e di dare un giusto valore alle cose.
L’ormai vecchio eremita - maestro ritrovato - mi faceva notare cose che distrattamente non avevo neanche visto.
L'intento era chiaro, mi ha aiutato ad aprire gli occhi.
Grazie a lui vedevo cose che l'occhio distratto non vedeva. Ma più ancora, gradualmente, mi ha aiutato ad aprire altri occhi, quelli del cuore!
Quell'occhio dentro di te che ti fa sentire attratto da una persona piuttosto che un'altra.
Quell’occhio del cuore di una mamma che guarda al figlio come la creatura più straordinaria della terra.
Quell’occhio del cuore, di due innamorati che non sanno perché, ma l’altro o l’altra, è il bene più prezioso che da’ “realizzazione” alla propria storia.
Quell’occhio del cuore di un imprenditore che guarda alla propria attività come il crescere un figlio. O dell’operaio che vede nel suo operare la realizzazione di un bene grande.
Quell’occhio del cuore che sperimenta timore e ansia di fronte alla fatica di arrivare a fine mese.
Quanti “occhi del cuore” costellano angoli conosciuti o meno del nostro esistere!
Il vecchio eremita mi ha aiutato a capire che nell’ordinario o straordinario della mia storia, c’è sempre un “erano le quattro del pomeriggio”! Esiste sempre un momento preciso per un incontro eccezionale che rende ricca la vita.
Mimetizzato nei rivoli più scontati o più misteriosi, Gesù è sempre in agguato perché desidera stabilire un contatto.
Gesù, non fa squilli al cellulare o al campanello di casa. Si maschera e prende forma in mille situazioni, persone, esperienze … Il bello di Gesù è che ci cerca. Sempre. È lui che cerca l’incontro perché le lancette, dell’orologio esperienziale della vita, si fermino a segnare un momento dopo il quale … tutto non sarà più come prima.
L’occhio, spesso fagocitato da mille lusinghiere distrazioni, possa farci incontrare con Colui che è presenza, sostegno, speranza e senso pieno al nostro andare.
Ci sia per tutti il blocco dell’orologio, perché alla ripresa del “ticchetio” si trovi il calore del cuore, la luce della mente e la sicurezza che, con Lui, “nulla ci turbi”.
"Che cosa cerchi? Vedere dove abito? Vieni! Seguimi! Vedrai e capirai... e tutto non sarà più come prima!"

1 commento:

  1. E si Simone l’esperienza del deserto non si può descrivere…..
    crea un solco incancellabile nella nostra vita…
    Poi quel Nazzareno che ci cerca che….cerca il contatto
    Che cosa meravigliosa. Purtroppo chi nel deserto ha trovato caldo e sabbia ….
    e quel Gesù non riesce a sentirlo . Buona vita di ricerca .

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