26 gennaio 2012

INDIGNATO, CHIAMATO A SCENDERE DALLA BARCA

Nei giorni scorsi mi sono chiesto che fine hanno fatto gli indignados.
Un popolo sceso sulle piazze di tutto il mondo, che a Roma ha assistito attonito alla pazzia di alcuni violenti pseudo contestatori, sembra come svanito nel nulla.
Sembra quasi non ci sia più nulla per cui indignarsi!
Una vignetta che mi è giunta in questi giorni, mi provoca un sorriso amaro.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva:
Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone,
mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini».
E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti.
E subito li chiamò.
Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
(dal Vangelo di Marco 1,14-20)

Gesù invita i suoi primi amici a scendere dalla barca per mettersi in gioco in una missione ancora misteriosa al loro sapere.
Un comandante in preda all’urgenza di porre rimedio a un disastro, invita invece a salire nella barca.
Ma di tutto questo non mi sento indignato.
Mi indignano le centinaia di persone che nello scorso weekend hanno scelto come meta turistica, il relitto di una nave, teatro di tragedia e bara di morte per alcuni.
Mi indignano i talk show costruiti ora dopo ora su testimonianze (vere e ahimè, false), immagini reali o presunte, che incollano migliaia di italiani alla TV.
Mi indignano i giornalisti che rasentano il rischio di sostituirsi agli organi preposti a indagare.
Niente da dire, un bel colpo mediatico!
Un errore umano che, grazie a Dio, non è stata la riedizione di ben più gravi disastri del mare (Titanic docet).
Un uomo che, secondo il mio modesto parere ha perso la testa, ora incriminato come il peggior criminale della terra.
Nessuno renderà mai serenità a quanti piangono la scomparsa di qualche persona cara e difficile sarà riacquistarla per chi ha subito lo schock del naufragio.
Per un uomo, comandante per mestiere, ci sarà un futuro di schiavitù che lo legherà per sempre all’onta del’umiliazione e dell’imperdonabile errore.
Temo invece – ahimè - che per i molti incollati alle TV di tutto il mondo, tra qualche settimana quando un altro ineluttabile nuovo evento emergerà, questo dramma del mare scomparirà nel dimenticatoio.

Che cosa ci resta?
Scenderà dalla barca dell’omologazione di massa e riappropriarsi della propria originalità e unicità!
L’invito di quel Messia che solcava le spiagge del Mar di Galilea, era e continua ad essere originale.
Lui chiama per nome!
Un chiaro invito ad essere ciò per cui siamo stati voluti e creati. Un invito a saper andare controcorrente, quando serve, per amore della Verità.
La verità che è dono e prerogativa dell’uomo che si lascia illuminare dall’alto.
“Scendere dalla barca”, significa anche scendere nella profondità della propria mente e del proprio cuore.
Scoprire che non si è soli, ma che abbiamo un riferimento chiaro e certo per come comportarci, cosa pensare e cosa dire, di fronte agli eventi della vita.
Ciò che può risuonare forte dentro il cuore del cristiano, non possono che essere gli stessi sentimenti e lo stesso modo di pensare e agire di Colui che è parametro di riferimento di tutti i giorni. Cristiano è colui che si riconosce in Cristo!
La sua attività principale è quella di inondare il mondo di misericordia.
Misericordia è avere un cuore semplice, umile, misero … un cuore che non si preoccupa dei particolarismi indispensabili a costruire notizie accattivanti, ma semplicemente ama. Ama, punto e a capo!

Anche se indignato, amo i curiosi, amo i giornalisti, amo gli incollati ai video. Amo e compatisco.
Ho misericordia per l’errore umano. Non sarò io, perché non voglio e non posso esserlo, a deciderne le conseguenze. Ci penserà solo ed esclusivamente chi è chiamato a tale competenza e responsabilità. Niente e nessuno si sostituisca alle aule dei tribunali!
Ho misericordia, che si fa preghiera per le vittime del mare. Misericordia che per loro diventa caloroso abbraccio di eternità in Dio.
Ho un cuore sofferto che ama i famigliari e gli amici delle vittime. Misericordia che significa dono di forza, sollievo e sostegno.
Ho un cuore rallegrato che ama quanti in questi giorni spendono competenza, anche a rischio della vita, per salvare il salvabile.
Ho il cuore che sorride, perché mi sento chiamato a lasciare la barca e a mettermi in gioco con Colui che è il “tutto di tutto”. A non lasciarmi intruppare, ma usare con umiltà, la mente come la userebbe il Messia che un giorno e tutti i giorni mi chiama per nome.

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