Mentre rispondo, penso a quell’anonimo araldo romano a cavallo, sceso da Gerusalemme “in una città della Galilea di nome Nàzaret” ad annunciare l’ordine dell’imperatore Cesare Augusto che aveva indetto un nuovo censimento.
Ogni tanto, le autorità decretavano la realizzazione di censimenti nelle regioni del loro vasto impero. Servivano per registrare la popolazione e sapere quanto ogni persona doveva pagare di tasse. I ricchi pagavano l´imposta della terra e dei beni che possedevano. I poveri pagavano per il numero di figli. A volte la tassa superava il 50% del reddito delle persone.
Posso immaginare la rabbia della gente, semplice e povera, nel dover soccombere al desiderio dei potenti.
Non credo che neanche Giuseppe fosse esente da tale legittimo sentimento, tanto più che lui, discendente di un antico casato blasonato della discendenza di Davide, doveva andare a registrarsi a Betllemme!
Betlemme non era proprio fuori dalla porta di casa, bensi a più di 100 km a sud, nella regione della Giudea.
Giuseppe era preoccupato dello stato di salute della sua dolce Maria, ma non aveva alternativa, doveva partire e non poteva farlo da solo.
Raccolte le poche cose utili, fatta salire Maria con il suo bel pancione sull’asino, partono!
Il viaggio, con le sue continue difficoltà e insidie, sicuramente non ha favorito gli ultimi giorni di gravidanza della giovane madre. Superata Gerusalemme arrivano a Betlemme e ... anche pure le doglie.
Il tempo stringe, ma un alloggio non si trova. Forse si saranno anche sentiti dire “chi tardi arriva, male alloggia”. Il guaio è che, non è che alloggino male ma non lo trovano proprio!
Nel suo Vangelo, Luca liquida questo aspetto quasi in modo sbrigativo “per loro non c’era posto nell’alloggio”. Sembra quasi che Gesù per venire al mondo, non conosce la corsia preferenziale.
Sicuramente un’animo generoso impietositosi dei due, offre loro un riparo in quella che oggi potrebbe essere definita la casetta di campagna, dove trovano riparo gli attrezzi per i campi e gli animali.
Mentre Maria si contorceva nel dolore più antico del mondo, foriero comunque di vita, Giuseppe prega e alza gli occhi al cielo. Si accorge di una stella più luminosa delle altre e, solo allora si ricorda che è la stessa che luceva nelle lunghe notti insonni dei giorni precedenti, facendo capolino ai suoi pensieri.
In preda al panico, Giuseppe chiede al cielo di assisterlo. Mai avrebbe pensato di doversi improvvisare ostetrico. In quella situazione così precaria, tra l’altro!
Maria tra sudore, dolore e apprensione ormai è pronta a far vedere la luce a quel bambino gelosamente custodito nel grembo per lunghi nove mesi.
Sistemato un telo, dopo aver cercato dell’acqua, Giuseppe è li ai piedi di Maria.
Il bambino Gesù esce dallo scrigno preziozo del grembo materno e fa sentire subito il suo primo vagito! La terra ode la voce di Dio!
Il bambino-Dio apre i suoi occhietti e la prima cosa che vede sono le grandi mani di Giuseppe che lo accoglie. Mani sudate e tremolanti, data la gravità del momento. Le mani assuefatte a gesti duri e precisi di un lavoro pesante, ora diventano la prima culla accogliente del Dio in terra.
Eccolo lì l’Emmanuele, il Dio con noi, accolto da paterne mani terrene e delicatamente offerto alle mani e braccia della madre. Lei ancora avvolta dagli ultimi residui del dolore, riscopre il sorriso e come d’incanto tutto sembra più leggero e piacevole.
Gesù, avvolto dal calore della mamma, apre i suoi occhietti e, dopo aver visto le grandi mani del papà, incontra ora la dolcezza degli occhi della mamma.
Un incrocio di sguardi che per più di trent’anni saranno forieri di profonda intesa e scambio d’amore.
Gli occhi di Maria diventano luminosi al vedere lo splendore del suo bambino.
Qui è proprio di splendore che si tratta, la bellezza racchiusa nei cieli da sempre, è scesa finalmente sulla terra.
Un buon napoletano direbbe “Ogne scarrafone è bell’a mamma soja” (Ogni bambino è bello agli occhi della mamma), ma qui ci troviamo di fronte sicuramente ad una bellezza che non ha eguali.
La bellezza di questo bambino è tutto ciò che esso racchiude, il suo esserer Dio!
Gesù, accolto dalle incallite mani di Giuseppe, delicatamente posto nel grembo di Maria, ora riceve vita piena anche dallo sguardo penetrante di un’adolescente diventata Madre.
“Gli occhi sono lo specchio dell’anima”, dice qualcuno, allora quelli di Maria devono essere stati straordinariamente stupenti!
Le contrazioni al volto per le doglie del parto, lasciano il posto ai lineamenti dolci di quella donna che ora regala ai suoi uomini, orgogliosamente, un dolce sorriso.
Il sorriso che annienta il dolore, la fatica, la paura... Il sorriso che dimentica il male e favorisce la pace, la concordia, l’armonia.
“Donare un sorriso
rende felice il cuore:
arricchisce lo riceve
senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante
ma il suo ricordo rimane a lungo.
Nessuno è così ricco
da non poterne fare a meno
nè così povero da non poterlo donare.
dà sostegno nel lavoro
ed è segno tangibile d’amicizia.
Un sorriso dona sollievo a chi è stanco,
rinnova il coraggio nelle prove
e nella tristezza è medicina.
E se incontri chi non te lo offre,
sii genereso e porgigli il tuo:
nessuno ha tanto bisogno di un sorriso
come colui che non sa darlo.”
Ecco il nostro Dio!Un bambino cresciuto in un ventre di donna. Accolto da mani d’uomo semplice e laborioso.
Nasce in un posto sconosciuto agli occhi degli uomini, ma illuminato da quelli fecondi della mamma.
Ecco il nostro Dio!
Un bambino dal suo delicato vagire e da un sorriso che trasforma la vita.
Ecco il nostro Dio!
Un bambino che chiede di nascere in noi.
Che cerca le nostre mani, i nostri occhi e il nostro sorriso.
Ecco il nostro Dio!
Se all’inizio dell’Avvento parlavamo dell’importanza dei piedi per andare, ora possiamo essere giunti al luogo indicato dalla stella.
Sta a noi collocarci al posto giusto. Lui viene!
Sta a noi collocarci al posto giusto. Lui viene!
e... tutto non sarà più come prima.



che dire? davvero profonda, semplice e bella... (a parte qualche errore di battitura, che però rende il tutto più genuino e scritto di getto, così come scaturito dal cuore!) e allora auguri anche a te carissimo! Gianluca
RispondiEliminaGrazie Cireneo!!
RispondiEliminadal legno della culla a quello della Croce....
un abbraccione di Buon natale!!
Grazie uomo di Cirene. Stamattina appena alzato ero…..diciamo che non era cominciata bene la giornata! Ma poi leggendo e facendo leggere le tue parole l’umore di tutti è cambiato.
RispondiEliminaCosì ora siamo veramente con il “cuore giusto per l’attesa”.
Queste parole mi sono rimbombate dentro.
<< Ecco il nostro Dio!Un bambino che chiede di nascere in noi. Che cerca le nostre mani, i nostri occhi e il nostro sorriso. Ecco il nostro Dio!>>
Oooo!!! pensa….cerca le mie mani, i miei occhi e il mio sorriso…..non si può dire di no!!!!!!!!
Auguri di Buon Natale a te e a tutti.
Grazie per questa bella rivisitazione della nascita dell'Emmanuele
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