18 dicembre 2011

Quando manca l'energia elettrica...


NATALE AL GUSTO
DELL’ACQUA E DEL FUOCO

Venerdì 16 dicembre. Apro gli occhi, è giorno, ma la radiosveglia non ha dato nessun segno di vita e ancora non segna l’ora. Cerco di accendere la luce e, sorpresa, non c’è energia elettrica! Dopo le verifiche di rito vengo a sapere da un paio di telefonate che tutto tornerà alla normalità verso sera! … Ahiò, una giornata senza “luce”.
Fin qua niente male, ne approfitto per leggere e scrivere, ma – ahimè – il computer è scarico, il riscaldamento non funziona, l’acqua non può essere pompata, il cellulare ha la batteria scarica e, il cancello non si può aprire! Fuori, nuvoloni neri danzano nel cielo impendendo anche un minimo di luce accettabile in casa.
Sembra banale, ma vale il detto che quando una cosa ti manca ne comprendi il valore!
Prigioniero in casa, decido di andare al ristorante di amici dove, grazie al gruppo elettrogeno tutto sembra normale. Zaino in spalla e … nel chilometro di cammino sulla statale che mi divide da loro, deve fare i conti con i bolidi che sfrecciano a pochi centimetri da me.
Penso a come si viveva anni fa quando non c’era la pressoché totale dipendenza dall’energia elettrica e a come si poteva vivere senza “la luce”, come comunemente chiamiamo la preziosa energia.
A segnare l’inesorabile andare della vita, come una preziosa clessidra, erano le azioni quotidiane volte a garantire una dignitosa e sobria sussistenza. Tutto era consequenziale e aveva il sapore di una sacra ritualità.
Il canto del gallo apriva la scena al nuovo giorno, quando il sole fa capolino per riscaldare e illuminare il mondo. Mentre a far spazio alle tenebre della notte, ci pensava lo stridire di qualche civetta dal bosco o il bubolare di un gufo … per molti, premonitore di disgrazie o eventi tristi e luttuosi.
Era l’ora del "filò", dello stare insieme, magari al caldo della stalla, tra racconti e preghiere. Quest’ultime venivano intensificate se la civetta o il gufo insistevano nel farsi sentire.
Mentre, aperto il rubinetto, mi accorgo che l’acqua piano piano diminuisce fino a sparire, rivedo, come ripescato dalla memoria, il vecchio pozzo di pietra.
Il pozzo stava lì, fuori casa e, appoggiato alla secolare e consumata pietra, stava l’antico secchio di ferro duramente provato dalle tante ammaccature, agganciato alla lunga catena che gli consentiva lo svolgere il suo prezioso servizio. L’acqua, finalmente portata in casa, veniva gelosamente custodita sopra l’antica pietra del “secquaio” dove la si poteva attingere con il grande mescolo, spesso agganciato alla catenella.
In casa intanto ci si adoperava per il rito dell’accensione del fuoco, nel camino o nelle vecchie stufe. Li terminava, dopo un lungo viaggio, il percorso di trasformazione di ciò che era un albero! Quanta fatica per avere quel ceppo di legno!
Oggi chiamano "filiera" tutto il processo di trasformazione. Un tempo era semplicemente ordinaria attività per tutti. Il taglio nel bosco, la pulizia della pianta, il tronco tagliato in lunghi pezzi, il trasporto a casa, il segare i tronchetti, spaccarla con la mannaia e infine … l’accatastamento! Impresa quest’ultima che richiedeva una particolare professionalità. E, finalmente, dopo il lungo tempo di riposo ed essicazione, la legna era pronta per trasformarsi in … fuoco.
Acqua e fuoco, preziosi elementi vitali per la vita di ogni giorno, erano garantiti dalla fatica del quotidiano, esenti dai moderni e, spesso pesanti, bollettini postali o RID bancari.
Mentre scrivo, guardo alle lampade del soffitto per vedere se l’energia è tornata. Nulla! Sento ancora il rumore del gruppo elettrogeno che garantisce il minimo uso e penso alla modernità dei giorni.
Quanto ci è stato regalato dalla crescita scientifica e dalla tecnologia! Quante immense possibilità abbiamo. Quanto ci è stata semplificata la vita. Eppure, tra tante possibilità è sufficiente un semplice guasto per ritrovarti impotente e prigioniero … a casa tua!
Ci dicono che il tempo di crisi che stiamo vivendo, prima o poi, ci metterà di fronte alla fragilità della potenza tecnologica ed economica che abbiamo raggiunto. Come tutti i giganti, anche il nostro opulento occidente, ha il suo “tallone d’Achille”. Ma questa si sa è la classica scoperta dell’acqua calda.
Qualcuno dice anche che la crisi è stata indotta, creata per riformulare un nuovo ordine economico e politico mondiale. Un sofisticato intrigo per cambiare il corso della storia. Ancora una volta si sente parlare, sempre sottovoce, di qualche regia occulta che manovra le sorti dell’umanità.
Non faccio fatica a pensarlo. Tutto può essere. Del resto chi si ricorda più dell’Aviaria di qualche anno fa? Virus misteriosamente diffuso in tutto il mondo che ha portato all’abbattimento di tutti i pollami di ogni angolo della terra. Poi si è scoperto che uno dei "potenti" del mondo (qui non dico di chi si tratta) ha rimpiazzato i mercati mondiali con gli animali dei suoi innumerevoli allevamenti.
Sono giustificato nel sospettare che qualcuno ci sta “usando”? Non penso a chi ha staccato l’energia elettrica stamattina, ma chi ci ha tolto ben altri preziosi “rubinetti”.
“Si salverà chi avrà un piccolo orto”, dice qualcuno. Io aggiungo, “si, ma bisogna saperlo anche lavorare” e forse il sapore della vita di un tempo, non ci appartiene proprio più.
Se è vero comunque che ogni crisi è benefica, ben venga questo Natale! Forse quest’anno più di altri possiamo capire e riscoprire … l’acqua e il fuoco.
Che "energia" riceveremo? ... semplicemente elettrica?

4 commenti:

  1. Da quel che scrive mi sembra di capire che lei non ha un datore di lavoro e tanto meno un impegno che va assolto. Quando scrive provi a pensare che c'è molta gente che se deve andare a lavorare usa tutti i stratagemmi per non prendersi a letto. Almeno usi la cortezza di scrivere "sabato 17" così uno può pensare che lei non lavori al sabato. Grazie da parte di un lavoratore che per 800 euro al mese non può permettersi di aver la sveglia che non suona.

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  2. Ci sono lavori e lavori! Esistono anche i turni e chi lavora di domenica, chi di pomeriggio, chi di notte, chi a casa e chi fuori... E c'è chi, purtroppo, il lavoro non ce l'ha. Poi c'è chi scrive storie usando la fantasia! Mi auguro che la lettura non si sia fermata alle prime righe, così da capire il senso del messaggio che, almeno nell'intento, è proprio a favore di chi conosce la fatica del vivere. Le auguro, caro anonimo, che il futuro le riservi cose belle ... la speranza nessuno ce la può rubare!

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  3. Caro "Anonimo": mi viene in mente una citazione di un libro di Mauro Corona (anche se non certo un personaggio "modello", direi), citazione che vorrei qui riassumere: "...e se domani finisse improvvisamente il petrolio?..."
    Caro Anonimo: ti sei mai chiesto cosa succederebbe? ...di sicuro gli 800 euro, ammesso che possano esserci ancora, credo servirebbero più gran poco.
    La radio sveglia meno ancora; pure queste righe verrebbero di colpo annientate!
    L'unica cosa che ci rimane è la terra e la sapienza.
    Terra da far fruttare.
    Sapienza da saper usare per poter far fruttare la terra.
    Ed è ciò che succedeva fino a poco più di un secolo fa.
    Tutto il resto è arrivato SOLO dopo!
    Non voglio sembrare un nostalgico dei tempi passati (che tra l'altro non ho nemmeno vissuto), anzi... Probabilmente io stesso forse potrei morire di fame se succedesse ciò.
    Ma di fronte al passato, anche quello più remoto, ci siamo mai chiesti se la "normalità" del mondo è questa oppure quella?...

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