10 dicembre 2011

GIOIRE NELLA PROVA - 3° DI AVVENTO

I piedi si affrettano uno dopo l’altro a lasciare il segno sul marciapiede ricoperto dal natalizio tappeto rosso. Nello slalom, tra i numerosi passanti e le piante decorate, l’occhio punta alle luminose e ben decorate vetrine dei tanti negozi.
Non so se è suggestione o realtà, ma ho come l’impressione che siano vuoti. Del resto lo dicevano anche alla radio poco fa, che quest’anno si prospetta un Natale sottotono.
Il tema dominate dei discorsi ormai è monotono, si parla di crisi economica. Tutto è riconducibile al prodotto finale di uno stile di vita ch, dopo decenni, ormai volge al termine.
In questo bailame mondiale sembra che nessuno si sia accorto che a tutto c’è un limite! Che le risorse a disposizione dell’uomo, come frutto della sua intelligente organizzazione economica della vita sociale, non sono come il pozzo di S. Patrizio! Forse ci siamo dimenticati che dobbiamo pur sempre fare i conti anche con i limiti e le nostre fragilità.
Ancora una volta il Natale ci viene incontro e, quest’anno più che mai, ci ricorda l’essenzialità della vita. Non ci induce al pessimismo, quanto piuttosto si pone come stimolo a ripensare alla vita e agli … “stili” di vita.
Quest’anno dobbiamo fare i conti anche con la difficoltà del godere anche dei beni di prima necessità. “La prudenza non è mai troppa” dice da sempre qualcuno, forse ora ne capiamo meglio il significato.
Forse è il tempo prezioso per comprenderne il valore. O no?
In questa domenica della gioia, risuonano le antiche parole del profeta Isaia come attuale e incoraggiante invito alla fiducia e alla gioia!

Lo spirito del Signore Dio è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare
il lieto annunzio ai poveri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di misericordia del Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza,
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come uno sposo che si cinge il diadema
e come una sposa che si adorna di gioielli.
Poiché come la terra produce la vegetazione
e come un giardino fa germogliare i semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutti i popoli. (Is 61...)
 
Se la logica del mondo ci mette di fronte ai limiti e alle false promesse di benessere diffuso a basso costo, la “Parola” ci sprona ad andare oltre!
Non possiamo più farcela se alla nostra mensa benestante non facciamo sedere anche i poveri.
Meglio ancora, non ce la faremo se non saremo invitati tutti a sederci alla mensa di chi detiene potere e ricchezza. O … che loro si siedano alla nostra!

Provo rabbia e impotenza, quando assisto alle lucide analisi televisive della triste e difficile situazione mondiale e non trovo nessuno che parla della vera grande crisi mondiale. Quella che nasce da un modello di sviluppo che privilegia i pochi ed esclude i molti.
Isaia sembra dirci che in mezzo a tanta disperazione (= mancanza di speranza) proposta dal mondo, entra in punta di piedi un Bambino-Dio a rincuorarci e ad’offrirci uno sguardo diverso con cui “leggere” la vita.
Si parla di gioia, ma di quale gioia?
Gioire, prima di tutto, non è una semplice emozione da vivere, quanto piuttosto il frutto di una operosa volontà fatta di gesti e di scelte per stabilire da che parte stare. Anche nelle difficoltà si può sorridere. Lo disse anche Dostoevskij “nel dolore la verità si fa più chiara”.
Per restare nella gioia ci deve essere una prospettiva diversa. Se la gioia per me è semplicemente possedere un qualcosa, qualunque ostacolo me lo può impedire e il desiderio si dissolve.
Se la gioia è riposta in Dio, lo sguardo è a tutto campo e soprattutto posso coltivare fiduciosamente la speranza, sapendo che mai sarò deluso.

La sfida è ancora aperta!
Dio si ri-propone a noi. Desidera entrare nelle pieghe sofferte della nostra storia per offrirci la gioia. E ci dice che la gioia è una presenza!
Possono sembrare le stesse cose ripetute da secoli, ma è Gesù la vera gioia.
Non è la dottrina su Gesù, quanto piuttosto la sua reale presenza nella vita di ciascun credente.

Una persona qualche giorno fa mi chiese come poter accogliere Gesù che viene. La risposta mi venne spontanea e immediata: camminando nella verità e nell’autenticità di ciò che siamo.
Chi sono io? Chi siamo noi?
Se seguiamo la logica commerciale che regge le sorti del mondo, io sono ciò che produco, ciò che consumo, ciò che appaio, ciò che conto, …
L’evangelista Giovanni sa che non è come la pensa il mondo, noi non siamo ciò che possediamo o consumiamo o facciamo.
Giovanni ha pensato e ha capito, egli è voce. Voce, voce prestata ad’una Parola. Voce che amplifica un’idea non sua, voce, che fa riecheggiare un’intuizione di cui anch’egli è debitore. Giovanni scrive:

E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Chi sei tu?”.
Egli confessò e non negò, e confessò: “Io non sono il Cristo”.
Allora gli chiesero: “Che cosa dunque? Sei Elia?”.
Rispose: “Non lo sono”.
“Sei tu il profeta?”. Rispose: “No”.
Gli dissero dunque: “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?”
Rispose: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”. (Gv 1,...)

In attesa del Natale, chiediamoci pure “chi sono io?”.

Tu, cosa sei? Cosa dici di te stesso?
Forse sei pazienza, o attesa, o sorriso, o perdono, o sogno, o inquietudine.
Contrariamente alla falsa idea del cattolicesimo che mortifica e castra le ambizioni degli uomini (“Se Dio c’è io sono fregato”, pensa Erode), il Vangelo ci svela un Dio che ci aiuta a cogliere la verità di noi stessi.

Io sono creatura amata! Io sono la pupilla dell’occhio di Dio. Io sono il cuore di Dio. Io sono essenza eterna. Io sono il bene più prezioso che Dio possiede. Io sono unico e irripetibile. Io sono capace di speranza e amore. Io sono tutto questo solo se … lo voglio!
Il Bambino-Dio viene per offrirci questa possibilità, essere ciò che Dio ha voluto e vuole per me.


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